Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) fa sapere che le opere di Antonello da Messina, rubate nei giorni scorsi nella città dello Stretto, hanno una sorta di impronta scientifica, che consentirebbe di riconoscerne l’autenticità, nel caso si arrivasse al loro ritrovamento.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche evidenzia infatti, che nel 2018 le due opere trafugate al Museo Regionale di Messina sono state oggetto di una campagna di documentazione diagnostica completa, curata dall’Istituto per i processi chimico fisici del Consiglio nazionale delle ricerche di Messina (Cnr-Ipcf) e dal Dipartimento Stebicef dell’Università degli Studi di Palermo.
La campagna diagnostica ha interessato entrambe le opere, insieme a molte altre, attraverso l’utilizzo coordinato di metodologie non invasive e non distruttive, con l’obiettivo di approfondire le caratteristiche materiali e lo stato di conservazione: la radiografia digitale diretta, l’uso della luce infrarossa per analizzare i vari strati superficiali, tecniche di fluorescenza UV e X, la spettroscopia Raman e tecniche di imaging diagnostico. Il risultato finale è quello di fornire una documentazione scientifica identificativa delle opere.








