La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ha segnato una delle riforme più profonde del sistema sanitario e giudiziario italiano. Dal 2015 la gestione delle persone che hanno commesso un reato in presenza di un grave disturbo psichiatrico non si fonda più sulla custodia, ma sulla presa in carico sanitaria, un nuovo principio: garantire la sicurezza della collettività attraverso la cura.
La REMS di Naso:
Nel cuore dei Nebrodi, si trova una delle due REMS presenti nel territorio siciliano. Quella di Naso è una rems maschile, l’altra, a Caltagirone, vede la presenza di pazienti donne. La struttura nebroidea, che è sede anche di una Comunità Terapeutica Assistita (CTA), dispone di quaranta posti letto (venti destinati alla REMS e venti alla CTA), distribuiti su due dei quattro piani di un edificio di circa 1.500 metri quadrati. Da Aprile 2025 il presidio è diretto dal dott. Nicola Gambardella, su disposizione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, guidata dal direttore generale Giuseppe Cuccì, affiancato dal direttore amministrativo Giancarlo Niutta e dal direttore sanitario Giuseppe Ranieri Trimarchi.
La linea gestionale fra Direttore e vertici dell’ Azienda è netta e condivisa: la misura di sicurezza non coincide con la mera limitazione della libertà personale. Deve diventare un percorso terapeutico capace di restituire dignità, autonomia e prospettive di reinserimento. È una visione che coinvolge l’intera organizzazione della struttura e che trova applicazione nel lavoro quotidiano grazie ad un’équipe multidisciplinare composta da, psicologi, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, operatori socio-sanitari e personale addetto alla sicurezza. Professionalità differenti che operano con un unico obiettivo: trasformare il tempo della misura di sicurezza in un investimento sul recupero della persona.
La prima impressione, entrando in REMS, è quella di trovarsi nel luogo meno simile a ciò che l’immaginario collettivo associa a chi ha commesso un reato. Non ci sono celle. Non ci sono sbarre alle finestre. Non ci sono corridoi che ricordano un istituto penitenziario. Ci sono invece una cucina dove si preparano alcuni pasti, una palestra, laboratori artistici, sale comuni, spazi dedicati alla riabilitazione e pareti che espongono i lavori realizzati dagli stessi pazienti.
Nessuna scelta è lasciata al caso, ma ha scopo terapeutico, anche quella del colore delle pareti, chiare e luminose. Ogni ambiente è stato progettato per ricordare che la sicurezza non nasce dalla segregazione, ma dalla cura. Perché il principio che ha ispirato la nascita delle REMS è tanto semplice quanto rivoluzionario: una persona affetta da un grave disturbo psichiatrico che ha commesso un reato resta, prima di tutto, un paziente.
Anche sotto il profilo sanitario il percorso non si interrompe.
Quando un paziente necessita di cure ospedaliere, viene trasferito all’ospedale di Sant’Agata di Militello, dove è previsto un posto letto dedicato, così da garantire continuità assistenziale senza interrompere il progetto terapeutico.
La cura come strumento di sicurezza:
A Naso la terapia farmacologica è soltanto il punto di partenza. Il vero trattamento si costruisce nella quotidianità, attraverso un percorso riabilitativo che restituisce progressivamente al paziente autonomia, responsabilità e capacità di vivere all’interno della comunità.
Ogni giornata segue un programma preciso. Il tempo non è mai vuoto, perché anche la routine diventa uno strumento terapeutico. I pazienti preparano i pasti, riordinano gli spazi comuni, imparano a prendersi cura della propria persona e vengono accompagnati nella gestione di un piccolo budget, acquisendo competenze indispensabili per riconquistare un’autonomia economica e organizzativa. Gesti apparentemente semplici che rappresentano il primo passo verso il recupero della propria identità.
Ed è nel rapporto con il territorio che il modello di Naso mostra il suo tratto più innovativo. La riabilitazione non rimane confinata all’interno della struttura. Grazie alla collaborazione con il mondo del volontariato come la Caritas e con numerose realtà produttive locali, i pazienti partecipano ad attività esterne che li riportano gradualmente a confrontarsi con la società e sperimentare nuovamente il senso di appartenenza. Allo stesso tempo, quel contatto diretto contribuisce a demolire uno dei pregiudizi più difficili da scardinare: l’idea che chi soffre di un disturbo psichiatrico e ha commesso un reato sia destinato a rimanere per sempre ai margini della società.
“Do ut des”:
La REMS di Naso non si limita alla gestione quotidiana dei percorsi terapeutici, ma guarda anche alla ricerca e all’evoluzione del modello assistenziale. La struttura è coinvolta in un progetto realizzato con l’Università di Bari che mette a confronto l’esperienza italiana con quella statunitense, con l’obiettivo di individuare nuovi strumenti capaci di rendere più efficaci i processi di riabilitazione e reinserimento.
La questione delle “porte girevoli”:
È al momento delle dimissioni che il sistema REMS mostra la sua fragilità. Molti pazienti hanno bisogno di un ambiente protetto, di un sostegno terapeutico e di una presa in carico da parte dei servizi territoriali soprattutto in un tempo successivo alle proprie dimissioni.Quando questa rete di assistenza postuma manca, il percorso riabilitativo si interrompe.Le dimissioni vengono rinviate, i posti letto delle REMS rimangono occupati e le liste d’attesa continuano a crescere, rappresentando un vero e proprio “collo di bottiglia” del sistema.
Gli operatori del settore parlano di “porte girevoli” riferendosi alla criticità più forte di tutte: rischio che un paziente, una volta dimesso senza un adeguato supporto, perda la stabilità raggiunta durante il ricovero, con nuove ricadute cliniche e, nei casi più complessi, un possibile ritorno nel circuito giudiziario attraverso la commissione di nuovi reati.
La vera sfida resta quindi fuori: costruire una rete territoriale capace di accompagnare il paziente dopo la dimissione, evitando che anni di lavoro terapeutico si interrompano proprio nel momento più delicato.









