È Dembele Bakary, beneficiario del progetto SAI di Barcellona Pozzo di Gotto, il vincitore del contest fotografico “La Mia Città”, organizzato dalla cooperativa sociale Badia Grande nell’ambito della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026.
La foto ritrae il giovane Dembele con un abito tipico del suo Paese d’origine, davanti al Monumento dei Caduti, luogo simbolico di Barcellona P.G. per il ricordo del bombardamento del 12 Agosto 1943 che distrusse completamente la città.
Il concorso fotografico, rivolto ai beneficiari dei progetti del Sistema di Accoglienza ed Integrazione dei Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Rodì Milici e Terme Vigliatore, richiedeva, infatti, ai partecipanti di ritrarsi in un luogo particolarmente rappresentativo della città che li accoglie.
La foto di Dembele è stata quella, che ha ottenuto il maggior numero di voti sia online, attraverso la pagina facebook Radio OpenVoice, sia nella votazione in presenza all’auditorium del Parco Maggiore La Rosa di Barcellona P.G. La premiazione del vincitore è avvenuta a Rodì Milici, ed è stata preceduta da una sfilata di moda, che ha coinvolto i beneficiari dei tre progetti.
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026, il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) dei Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Rodì Milici e Terme Vigliatore, con la cooperativa sociale Badia Grande, hanno promosso due giornate dedicate all’incontro tra culture, all’arte, al dialogo e alla valorizzazione delle esperienze dei beneficiari accolti nei progetti.
Il tema scelto per l’edizione di quest’anno, “L’arte parla. Le culture si incontrano. Il linguaggio universale oltre ogni frontiera”, ha guidato le iniziative svoltesi il 19 e 20 giugno, coinvolgendo istituzioni, operatori, cittadini e beneficiari in momenti di riflessione, condivisione e festa.
Il contest fotografico “La mia Città” e il valore dello sguardo dei rifugiati
La prima giornata si è svolta il 19 giugno all’Auditorium Parco Maggiore La Rosa di Barcellona Pozzo di Gotto. Al centro dell’evento il contest fotografico “La mia Città”, che ha raccolto immagini realizzate dai beneficiari del progetto nei territori di Barcellona Pozzo di Gotto, Rodì Milici e Terme Vigliatore.
Le dieci fotografie finaliste erano state selezionate attraverso una votazione online. Gli scatti raccontavano luoghi particolarmente significativi per gli autori, spazi capaci di evocare ricordi, emozioni e sentimenti di appartenenza, talvolta legati ai Paesi d’origine o a momenti importanti del proprio percorso di vita.
Durante l’incontro si è svolta la votazione finale che ha decretato il vincitore del concorso.
Presenti la sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, Melangela Scolaro, e il sindaco di Rodì Milici, Eugenio Aliberti.
L’arte come strumento di inclusione e dignità
Ad aprire la riflessione è stata Angelica Isgrò, operatrice legale del progetto SAI di Barcellona Pozzo di Gotto.
«I veri protagonisti di questa giornata sono i nostri beneficiari», ha sottolineato. «L’arte rappresenta una possibilità di espressione e uno strumento attraverso cui raccontarsi. Abbiamo voluto mettere al centro il rifugiato, permettendogli di sentirsi parte integrante del progetto e della comunità che lo accoglie».
Isgrò ha ricordato anche alcune opere simboliche dell’artista Banksy, evidenziando come l’arte sia spesso capace di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi dell’umanità, dell’accoglienza e dei diritti.

Le istituzioni: “Siamo tutti migranti nella vita”
Nel suo intervento, la sindaca Melangela Scolaro ha voluto ringraziare operatori e beneficiari per il lavoro svolto.
«In questo tipo di attività servono competenze professionali ma anche una profonda umanità. L’arte è un linguaggio universale che permette alle persone di riconoscersi e incontrarsi. La fotografia, in questo senso, diventa uno strumento straordinario di sintesi e comunicazione».
La sindaca ha poi condiviso una riflessione sul significato del viaggio e del cambiamento.
«Siamo tutti migranti nella vita. Ognuno attraversa percorsi sconosciuti, esteriori o interiori. Non tutti siamo costretti a lasciare il nostro Paese, ma tutti siamo chiamati a confrontarci con il cambiamento. A voi auguro il meglio e voglio esprimere la mia vicinanza per le sofferenze che avete dovuto affrontare».
Anche il sindaco di Rodì Milici, Eugenio Aliberti, ha evidenziato il valore dell’iniziativa.
«Queste fotografie rappresentano emozioni e vissuti personali. L’arte non conosce barriere linguistiche e può diventare uno strumento concreto di inclusione. Questa giornata non è soltanto una celebrazione, ma un invito a riconoscere la stessa dignità e le stesse opportunità per tutti».
Le testimonianze di integrazione e rinascita
Particolarmente toccante la testimonianza di Katerina Burukova, arrivata in Italia dall’Ucraina nel 2022 dopo lo scoppio della guerra.
Dopo una prima esperienza a San Benedetto del Tronto, Katerina si è trasferita in Sicilia entrando nel progetto SAI di Barcellona Pozzo di Gotto.
«Qui ho trovato nuove amicizie e un ambiente che ha accolto con entusiasmo la mia arte», ha raccontato.
Pittrice e punto di riferimento per molte delle ragazze accolte nel progetto, Katerina ha realizzato un murales all’interno della scuola Capuana e diverse opere dedicate al territorio barcellonese, tra cui un quadro che raffigura la Sicilia.
Arte e psicologia: un percorso di elaborazione e crescita
La psicologa Chiara Fazio ha approfondito il legame tra arte e benessere psicologico.
«L’arte e la psiche condividono una relazione profonda. Attraverso la creatività le emozioni trovano una forma e diventano comunicabili. In molti casi l’arte consente di elaborare traumi, paure e aspettative».
Fazio ha ricordato come, grazie alla pittura, Katerina abbia trovato un importante strumento per affrontare le conseguenze emotive della guerra. Ha inoltre citato il libro “Love in 21st Century” di Bilal Maroon, giovane autore accolto nel progetto che racconta il proprio percorso segnato dalle violenze subite durante il viaggio migratorio.
Dallo sradicamento alla bellezza
La responsabile del centro SAI di Barcellona Pozzo di Gotto, Claudia Lo Presti, ha evidenziato come da esperienze difficili possano nascere percorsi di crescita e creatività.
«L’arte non chiede documenti né guarda il colore della pelle. È un linguaggio comprensibile a tutti. Salva chi la crea e offre significato a chi la osserva».
Lo Presti ha ricordato figure celebri come Freddie Mercury, Bob Marley, Marlene Dietrich e Marc Chagall, artisti che hanno vissuto esperienze di migrazione o sradicamento trasformandole attraverso l’arte in ponti culturali.
«Anche qui vediamo storie simili. C’è chi ha scritto un libro, chi dipinge e chi costruisce il proprio futuro attraverso il lavoro. Sono percorsi che rendono le persone meno estranee le une alle altre».
Rodì Milici celebra le culture del mondo
La seconda giornata si è svolta il 20 giugno in Piazza Stancanelli a Rodì Milici, trasformata per l’occasione in uno spazio di incontro tra tradizioni, musica e creatività.
Protagonista della serata è stata la sfilata degli abiti tradizionali ispirati ai Paesi d’origine dei beneficiari del progetto SAI.
I vestiti, realizzati con cura e attenzione ai dettagli, hanno raccontato storie, identità e tradizioni provenienti da diverse parti del mondo. Dall’eleganza mediterranea agli abiti della tradizione egiziana e tunisina, fino all’artigianato marocchino impreziosito da ricami e decorazioni. Ogni creazione ha rappresentato un ponte tra culture differenti perché l’arte è dialogo.
«Non sono semplici vestiti, ma racconti di vita», hanno spiegato gli organizzatori.
La serata è proseguita con una esibizione musicale dei ragazzi beneficiari del progetto, in un momento di festa che ha coinvolto il pubblico con un clima di partecipazione e condivisione.
Chiude l’evento il concerto della Band Bezz Bizz con i ringraziamenti rivolti ai beneficiari, agli operatori, alle amministrazioni comunali e alla cooperativa sociale Badia Grande.
Un messaggio che guarda al futuro
L’iniziativa ha confermato ancora una volta come l’arte possa diventare uno strumento potente di dialogo, inclusione e crescita collettiva, capace di superare confini, differenze linguistiche e barriere culturali.
Un messaggio di speranza che, attraverso fotografie, musica, scrittura e creatività, ha ricordato come ogni persona abbia il diritto di sentirsi parte di una comunità e di costruire il proprio futuro con dignità.











