Ci sono dolori che non passano, che lacerano l’anima. Ci sono assenze con le quali non si riesce a convivere. Storie che non apparterranno mai al passato, ma vivranno sempre nei ricordi di una comunità, nel cuore di una madre e di un padre, di un fratello. Privati senza pietà dell’amore di una figlia. Di una sorella.

Una ragazza come tante.Una ragazza che studiava, che aveva sogni, amicizie, progetti. Una giovane donna che voleva semplicemente essere libera di scegliere.
Libera di dire no.Quel no, però, le costò la vita.

A quasi settant’anni dal femminicidio di Graziella Recupero, gli studenti del liceo Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto hanno deciso di riportare alla luce la sua storia, interpretata da Sofia Spadaro, attraverso il progetto “Oltre le Ombre”, finanziato dal Ministero dell’Istruzione. Creando così un cortometraggio non per raccontare soltanto una tragedia del passato, ma per interrogare il presente.
E il presente ha risposto nel modo più crudele.
Pochi giorni dopo la conclusione delle riprese, l’Italia si è fermata davanti all’ennesimo femminicidio. Quello di Sara Campanella, ventidue anni, studentessa universitaria piena di entusiasmo e di sogni ancora da realizzare. Innamorata della vita.
“Mi amo troppo per stare con chiunque” diceva.

Improvvisamente il film non poteva raccontare più soltanto di Graziella. Doveva raccontare anche di Sara, nel corto interpretata da Giulia Foti.
Due volti. Due generazioni. Due ragazze separate dal tempo, ma accomunate dallo stesso destino.Entrambe studentesse.Entrambe affacciate alla vita.Entrambe vittime di una violenza nata dall’incapacità di accettare un rifiuto.È qui che il titolo del cortometraggio rivela tutta la sua forza. “Fili invisibili”.
Perché quei fili esistono davvero.Legano passato e presente.
Uniscono storie che non avrebbero mai dovuto assomigliarsi. E mostrano come il tempo, da solo, non basti a cambiare una cultura che troppo spesso continua a confondere l’amore con il possesso.
La regia di Fabio Schifilliti decide di non raccontare la violenza.Nessuna scena di sangue.Nessuna immagine costruita per scioccare. Pochi dialoghi, tanti silenzi.
Perché il dolore più grande non è quello che si vede.È quello che si immagina.
È il banco vuoto in un’aula.È una tesi che non verrà discussa.È una telefonata che non arriverà più.
Il corto racconta la ricostruzione di una realtà disarmante. Nella scena precedente alla richiesta di discussione della tesi da parte di Sara al professore, interpretato da Claudio Castrogiovanni, viene affrontato il tema della prevenzione del tumore al seno. Argomento scelto proprio dalla studentessa come oggetto della sua tesi. Tesi conclusa dal professore e dai colleghi e discussa dall’amica Martina.

“Fili invisibili” è stato recentemente premiato al Taormina film festival con il Premio ARCA Enel come Miglior Cortometraggio Fuori Concorso. Graziella e Sara però non devono essere ricordate solo come vittime .Sono il simbolo di una battaglia che non possiamo permetterci di considerare conclusa. Sono la voglia e la necessità di difendere le proprie idee. Sempre.A qualunque costo. Anche con la propria vita.












