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Una tradizione suggestiva la processione di San Giacomo a Capizzi

Capizzi – Tantissimi fedeli, curiosi, turisti ieri hanno affollato le strade di Capizzi per assistere alla suggestiva e tradizionale processione di San Giacomo Apostolo Maggiore protettore del centro nebroideo.

Una miriade di persone già dalle prime ore del pomeriggio si è recata presso il Santuario di san Giacomo per essere presente durante il momento in cui il simulacro del santo apostolo viene trasferito dall’altare maggiore alla vara, dopo aver disposto gli ori dei fedeli e i due angeli in attesa della processione. Alle 18:00 è un attimo e la vara di San Giacomo esce portata a spalla dai devotissimi portanti dalla propria chiesa e tra il suono della banda comunale, lo sparo dei mortaretti, gli applausi e l’emozione dei presenti, il maestoso e imponente fercolo si mischia tra la gente, e inizia il suo giro per le strade del centro capitino alcune larghe e comode, altre ripide e strette che mettono a dura prova la resistenza dei portanti.

Durante il tragitto non è raro vedere i fedeli donare al santo provole, lenzuola e offerte in denaro, e mentre il corteo processionale prosegue  il suono della musica viene coperto dalle grida di giubilo dei tantissimi giovani che accompagnano il santo protettore per tutta la processione. Il momento più atteso e significativo comunque è nella piccola piazza dei Miracoli dopo la benedizione e il bellissimo discorso di padre Gino Cardella hanno inizio i “Miracoli di San Giacomo”. È la campanella agitata dall’arciprete a dare il via ai portatori che si lanciano con impeto e con tutto il peso della vara in avanti contro “u muru di San Japicu”, colpendolo con “i barredda” ripetutamente, fino a farlo cadere.

Tutti si accalcano nella piazza per il rito che vede le travi della vara di San Giacomo essere sbattute con forza e vigore contro il muro di una casa attigua alla chiesa di Sant’Antonio, affinchè lo stesso muro sia abbattuto. I colpi inflitti sono i cosiddetti “miraculi” e tante sono le interpretazioni dell’antica tradizione. Una di queste narra che quando le percosse al muro erano di numero pari, esse erano di buon auspicio sia per i frutti della terra come per tutto l’andamento dell’annata. Invece se le percosse erano in numero dispari portavano nel paese: calamità, disgrazie, carestie e disastri d’ogni genere. Oggi l’antica superstizione è scomparsa. Si narra ancora che prima del cristianesimo quell’antica casa era un tempietto dedicato a un dio pagano. Quando il popolo capitino si convertì al cristianesimo e scelse come protettore San Giacomo, durante la sua festa si pensò di distruggere simbolicamente quel tempietto pagano, abbattendolo con il fercolo di San Giacomo.

Questo episodio dovette divertire e appagare il popolo capitino, tanto da ripeterlo ogni anno, un “Miracolo”, così da divenire una tradizione, ripetuta tutt’oggi. Dopo i miracoli la processione giunge al termine e finito il bellissimo spettacolo pirotecnico, il fercolo di san Giacomo ritorna presso il Santuario. Qui tra pianti di gioia, fede, devozione e stupore tutto il popolo capitino presente canta l’inno a San Giacomo salutandolo e attendendo con trepidazione il prossimo 26 luglio per potere gridare ancora più forte con fede e devozione “W Dio e San Japucu!”.