La minoranza consiliare si “dissocia” e il Parroco rivendica il senso di accoglienza

Castell’Umberto – Sono ancora tutti e 50 all’interno dell’ex albergo il Canguro, quasi tutti dal Sudan e dal Ghana, nati tra il 1996 ed il 1997 e per la maggior parte di sesso maschile.

Se da un lato ancora continua il presidio e la protesta di alcuni cittadini e amministratori, dall’altro c’è invece chi si dissocia e contesta l’operato del Primo Cittadino di Castell’Umberto Vincenzo Lionetto Civa.

La minoranza consiliare umbertina, ad esempio, facente parte del gruppo “Castell’Umberto Bene Comune” ha affidato ad una nota il proprio personale punto di vista sulla vicenda dei migranti. “Ci dissociamo, certamente, dalle modalità con cui è stata affrontata l’emergenza immigrati dal nostro Sindaco”, si legge nel comunicato, “Non si stratta di politica spicciola né di cercare facili riflettori, ma di ridare dignità ad un comune che, per il protagonismo di un sindaco, è stato etichettato come razzista da tutta Italia. Castell’Umberto è anche altro. Comprendiamo e condividiamo che l’arrivo improvviso di 50 persone “estranee” alla comunità umbertina possa creare sgomento e paura e che sarebbe stata opportuna un’adeguata pianificazione tra tutte le istituzioni in collaborazione tra loro nonché un costruttivo confronto con l’intera comunità. Dal nostro punto di vista, però, prioritario è garantire l’integrazione nel territorio e non la carcerazione. Seppur vero, dunque, che Castell’Umberto potrebbe essere più idoneo ad una “seconda accoglienza”, è inammissibile che in una situazione di mera emergenza, forse solo temporanea, si calpesti così la dignità umana. Siamo tutte persone”.

Padre Antonino  Mastrolembo  Ventura parroco della chiesa Maria SS. Assunta  di Castell’Umberto, con i suoi parrocchiani insiste nel rivendicare il senso di accoglienza, che già la comunità umbertina  ha avuto modo di dimostrare nei primi anni novanta, in occasione  dell’arrivo di 20 albanesi, alcuni di loro oggi definitivamente integrati con mogli e figli. Don  Nino ricorda “Isiciliani di oggi sono figli e nipoti di emigranti, quasi in ogni famiglia c’è stata una storia di emigrazione, segnata spesso da rifiuti e da umiliazioni. Non possiamo fare oggi come è stato fatto con i nostri nonni e con i nostri genitori, non possiamo essere noi a farlo”. Il parroco è preoccupato dei segnali “distruttivi” che giungono ai giovani, di cosa si discuterà nelle famiglie. “ I cinquanta migranti quando lasceranno il nostro paese- afferma il sacerdote-  dovranno portarsi un ricordo d’amore. Subito ci siamo chiesti: hanno acqua, hanno di che mangiare?. Nei prossimi giorni, passato il clamore mediatico la nostra comunità farà di tutto per essere vicina a questi uomini portatori di sofferenza”. Anche il sindaco Lionetto Civa, non appena sarà possibile desidera incontrare i migranti , sabato sera si è spinto quali sulle scale dell’hotel , ma non è potuto entrare. Intanto gli extracomunitari, che sono in fase di identificazione, guardano increduli dai balconi e domandano ai gestori della cooperativa, perché la gente del paese ce l’abbia con loro, cosa abbiano fatto di male, loro che non hanno alcuna colpa, per meritare simile accoglienza.

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