Al “Da Vinci” presentato Sunday, docufilm candidato al David di Donatello 2018

Milazzo – “Sunday “è un docufilm che ha partecipato a numerosi festival internazionali e racconta la storia di un giovane nigeriano in fuga dalle persecuzioni del suo Paese.

Approdato dopo tante vicissitudini a Messina, incontra Danilo Currò, che raccoglie i suoi sogni e le sue esperienze in un documentario ricco di immagini di forte impatto emotivo. L’occhio spontaneo della cinepresa ci mostra gli ambienti della sua nuova vita, il centro Ahmed, facendoci incontrare i compagni di Sunday, tutti di religioni e provenienze diverse. Tanti giovani, uniti da un unico, grande valore: “One people, one nation”. Un messaggio importante, di cui il regista messinese (presente insieme a Marco Germanotta, autore della colonna sonora) si fa portatore, e che l’ITET “Leonardo da Vinci” ha raccolto con entusiasmo, fermamente convinto che la Scuola abbia il dovere di sostenere le idee di libertà e di fratellanza universale. Per ventitrè minuti, Sunday parla di sé sorridendo quasi sempre, con l’azzurro del nostro bellissimo mare sullo sfondo. Quel mare che non ha padroni né confini, e che fa approdare sulle sue sponde tante vite segnate da destini tragici, unite dalla speranza di essere accolte e aiutate. Una volta tanto, la storia di Sunday ha un finale diverso: non racconta di una sconfitta, ma di un riscatto, perché grazie all’aiuto di tante persone il giovane migrante ha trovato in Sicilia una famiglia, nuovi amici e la possibilità di realizzare un percorso di studi inclusivo, che valorizza le sue inclinazioni e mette a frutto le sue competenze. “Qui all’ITET coltiviamo sogni di inclusione” dichiara con soddisfazione la Dirigente del’ITET, Prof.ssa Stefania Scolaro, “e li realizziamo lavorando affinché i ragazzi imparino a spogliarsi dei pregiudizi e dei luoghi comuni per formare un ambiente preparato ad accogliere chi proviene da culture ed esperienze diverse. Tutti dobbiamo impegnarci per eliminare le barriere e superare gli ostacoli che ci allontanano,anziché unirci, perché siamo tutti “One people, one nation”.

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